Il carcinoma della vescica

Anatomia puratrasversale, apparato urinario

Il carcinoma della vescica è un tumore che colpisce l’organo vescicale. Può essere più o meno esteso e più o meno aggressivo, ed in base a questi ed altri fattori viene scelto il tipo di intervento più appropriato.
Di seguito sono descritti i principali fattori di rischio, la procedura di diagnosi e le principali modalità di intervento.

Sono a rischio?

I principali fattori di rischio sono tossici lavorativi e abitudinari come l’esposizione a sostanze derivate dal benzene (amine aromatiche) incluse in solventi e in altri processi lavorativi industriali in ambito metalmeccanico, tessile e della gomma. Il fumo di sigaretta e l’esposizione al fumo passivo.

La diagnosi precoce

Tumore vescicale, vari stadi

Tale neoplasia si manifesta generalmente con la comparsa di macroematuria a volte associate a cistiti o a dolori vescicali. Il più delle volte la microematuria ovvero la presenza di sangue nell’esame dell’urine, consente di diagnosticare precocemente una neoplasia. La crescita endoluminale della neoplasia e la continua desquamazione cellulare della vescica consentono di studiare le cellule della parete di questo organo ( citologia urinaria) e valutare le sospette neoplasie negli stadi iniziali.
La diagnosi inizialmente clinica viene confermata da un esame ecografico o TC suffragato da un esame endoscopico che oggi viene eseguito ambulatorialmente chiamato “Fibroscopia flessibile”.

Come si interviene?

Il trattamento iniziale di tali neoplasie è un intervento endoscopico denominato TURB che consiste nella resezione trans uretrale di una patologia vescicale. Con esso si può radicalmente asportare la neoplasia con la sua base di impianto ed è possibile classificare il tumore in funzione del grado di malignità cellulare ( grading G1-G2-G3) e della profondità (Ta-T1-T2-T3-T4).
Generalmente per le neoplasie classificate G1-2 e Ta-T1 sono proponibili trattamenti chemioterapici endovescicali (Mitomicina) dopo la TURB onde inibire la crescita cellulare.
Per le neoplasie che hanno una biologia molto maligna ma sono ancora non infiltranti ( Carcinoma G3 T1) può essere proposta una terapia con instillazione endovescicale con un farmaco immunoterapico (vaccino attenuato di Calmette e Guarin BCG) .

La derivazione urinaria

Enterocistoplastiche: ricostruzione della vescica con segmenti intestinali

Per le neoplasie di alto grado e infiltranti la parete vescicale il trattamento indicato consiste nell’asportazione della vescica e la derivazione delle urine. La derivazione può essere esterna (Urostomia) o in un serbatoio urinario continente che possa essere svuotato dall’uretra (neovescica orto topica) o in un serbatoio urinario auto svuotato tramite un cateterismo intermittente attraverso un orifizio stomale in genere in sede ombelicale.
Solo nei pazienti più anziani viene proposta una derivazione urinaria esterna diretta (ureterocutaneo stomia) mentre quando possibile viene proposta la ricostruzione di una nuova vescica costruita con un ansa ileale (neovescica ileale).

Cosa cambia con una neovescica?

Ricostruzione di tasca urinaria con segmento intestinale (ileo)

Questa neovescica non ha una vera contrazione e la minzione avviene per rilassamento del piano perineale e sfinteriale e successiva spinta addominale. I pazienti imparano il comportamento minzionale adeguandosi ad intervalli interminzionali progressivamente maggiori sino ad arrivare a uno svuotamento ogni 4-5 ore. Nella notte la maggior parte di loro impara ad alzarsi almeno una volta per mingere onde non incorrere nella pseudoenuresi notturna o incontinenza notturna.

Auto svuotamento di una neo vescica orto topica

La Ileal T-Pouch

I pazienti ai quali per motivi di interessamento tumorale sfinteriale non può essere costruita una neovescica orto topica è proponibile una tasca urinaria continente cateterizzabile ( Ileal T pouch cutaneo continente) ovvero sia una neovescica collegata all’ombelico con un sistema di continenza valvolare apposito. Tale derivazione urinaria esterna continente necessita della collaborazione da parte del paziente che deve essere fortemente motivato a non avere in alternativa un sacchetto urostomico, mantenendo pertanto l’immagine corporea inalterata.